domenica 27 novembre 2016

Paura di vivere

Oggi viviamo in una società caratterizzata da un'elevata tecnologia e possibilità di comunicare con ogni parte del mondo a tempo di record. Ogni cosa sembra evolvere, almeno a livello tecnologico. A livello umano, però, si può constatare quella che io definisco "paura di vivere". 

La paura di vivere nasce in quelle persone che non riescono a staccarsi dalle esperienze passate e continuano a prenderle come esempio per vivere le esperienze future non sapendo che, così facendo, terranno in Vita il passato senza avere, per ciò stesso, la possibilità di fare esperienze nuove e costruttive che possano consentire loro di vivere e gioire della Vita QUI E ORA.
(Immagine presa dal web)

La paura di vivere nasce e si mantiene in Vita nel soggetto che la possiede, a causa della mancata elaborazione dell'esperienza che ha vissuto nel passato. Quando non si riesce a dare un significato costruttivo ad un'esperienza passata, più o meno traumatica, si smetterà da quel momento stesso di vivere e si cercherà, per evitare di soffrire in futuro, di congelare tutte le sensazioni e le emozioni legate all'evento vissuto e mai superato.

La Vita andrebbe vissuta in totale libertà e in assenza di aspettative. Ma ciò spesso non è possibile per fattori che possono dipendere da noi stessi o da chi si prende cura del nostro processo educativo. Quando si rimane legati al passato e ad un evento doloroso vissuto in un'epoca precedente all'ADESSO, sarà naturale sviluppare una paura della Vita e uno stato di disagio che non permetterà di vivere il QUI E ORA.
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Bisogna avere il coraggio di voltare pagina, smettendo di confrontare ogni accadimento con l'esperienza vissuta in passato, altrimenti si rischia di morire prima di morire. Infatti, congelando le emozioni piuttosto che affrontarle ed evitando le esperienze per paura di rivivere il lutto, l'abbandono, la rabbia o qualsiasi altra emozione che ci tiene ancora legati ad eventi passati, non faremo altro che vivere con paura la Vita.

Poiché, però, la paura è l'opposto dell'amore, non riusciremo a sentirci vivi e gioiosi ma, lungi da tutto ciò, creeremo un clima di ostilità e tensione intorno a noi in quanto il pensiero crea la realtà, sempre! Per guarire dalla paura di vivere bisogna aprirsi all'amore che è, come ho già detto prima e non mi stancherò mai di ripetere, l'opposto della paura.
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Per vivere nell'amore bisogna perdonare il passato capendo al contempo che, se si vuole davvero voltare pagina, occorrerà perdonare se stessi e gli altri per potersi finalmente staccare dagli eventi accaduti in un'epoca precedente l'ADESSO. Bisogna capire che non esiste altro momento al di là del QUI E ORA e tutto si realizza nell'ETERNO ISTANTE.

La paura di vivere ci porta lontani da Dio, rendendoci nemici della Vita. Per fare pace con la Vita occorre avere il coraggio di voltare pagina cominciando, al contempo, a lavorare su di sé per poter trasformare la paura in amore. Per trasformare la paura in amore, però, occorrerà prima amare il proprio passato. Per amare il proprio passato, bisogna prima imparare da esso: solo così riusciremo a vedere come un'opportunità di crescita un evento che, quando lo avevamo vissuto, sembrava dover decretare il nostro fallimento. 
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Ricordiamoci sempre che ogni esperienza, quando arriva, E' UTILE E NECESSARIA ALLA NOSTRA CRESCITA PSICHICA, FISICA E SPIRITUALE. Basta rimanere aperti ed accoglierla senza giudicarla né averne paura. Spesso, infatti, le esperienze si elaborano col tempo. Datevi del tempo evitando, in ogni caso, di rimanere fermi nel passato, NON SERVE.

Non appena avrete fatto pace col passato ed avrete elaborato in maniera corretta l'esperienza sciogliendo, al contempo, le emozioni negative causate dalla sua errata interpretazione, potrete finalmente trasformare quella che all'inizio era paura di vivere in AMORE PER LA VITA. Da quel momento potrete cominciare a vivere la Vita QUI E ORA smettendo di fare paragoni col passato in quanto esso esiste solo nelle nostre fantasie e MAI nell'ETERNO PRESENTE. 

Vincenzo Bilotta

domenica 13 novembre 2016

Posseduti dai pensieri

Che la nostra mente sia stata concepita per pensare è scontato, evidente. Quello che non è stato insegnato all'essere umano è il non credere ad ogni pensiero, così si verifica quella che io chiamo possessione. Non possessione diabolica, forse sì, dopotutto hanno molti punti in comune. Ciò che li accomuna è, soprattutto, il fatto che si appropriano della volontà del soggetto che occupano e non gli danno più modo di agire in maniera autonoma e cosciente.

Ogni pensiero possiede un'energia tutta sua. Partendo da questa premessa occorre differenziare i pensieri, tanto per usare un linguaggio duale, in positivi e negativi. I primi aumentano i nostri livelli energetici e ci aiutano ad evolvere, facendoci godere delle cose belle della Vita. I secondi, invece, sono proprio come dei buchi neri ed hanno la caratteristica di nutrirsi della nostra energia fino, in alcuni casi, a farci ammalare o morire.
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Almeno il 90% del genere umano è posseduto e pilotato dai pensieri. Ogni giorno, uscendo di casa, lo si può notare sui volti di chi s'incontra, a patto che non si dorma quanto o più degli altri! Dando per scontato che si sia svegli quel tanto che basta per poter eseguire i programmi quotidiani avendone almeno il 40% di consapevolezza (media già alta in un società di zombie rincretiniti da smartphone e altre cretinerie aventi il solo scopo di lobotomizzare e rendere schiave le masse "alla moda"), si potrà notare l'assenza quasi totale delle persone dalle espressioni dei loro visi.

Quando parlo di assenza mi riferisco alla mancata presenza mentale. In poche parole, la maggior parte dell'umanità è persa nei propri pensieri e da essi posseduta. Ciò è possibile a causa del livello di vigilanza su di sé molto scarso o assente. Solo chi lavora IN MANIERA COSTANTE SU DI SE' può rendersi conto quando il pensiero sta per colpire per portare all'inconsapevolezza.
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Chi non lavora su di sé vive questi momenti come "routine quotidiana", essendo "troppo impegnato" per osservare la mente, dopotutto questo, secondo gli zombie, è un lavoro filosofico per gente che "non ha impegni".... Chissà chi parla?!? Io avrei un'idea in merito.... La MENTE CHE MENTE! Sempre lei!

Quando si è posseduti dal pensiero si perde il controllo su di sé e sulla propria Vita. Sarà il pensiero, infatti, a gestire la Vita delle persone inconsapevoli, ovviamente. A proposito d'inconsapevolezza, va detto che il pensiero può prendere il controllo totale o parziale della Vita del soggetto da esso posseduto. Ciò dipenderà dal grado d'inconsapevolezza del soggetto posseduto dal pensiero.
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In generale, il pensiero tende a possedere e controllare la mente non osservata, praticamente tutti coloro che non hanno coscienza di sé e che non hanno mai lavorato seriamente su di sé. Come dicevo prima, vi sono due livelli d'inconsapevolezza: totale o parziale. Nel primo caso, il pensiero diventerà padrone assoluto della nostra mente e, di conseguenza, influenzerà in maniera completa le nostre azioni, le nostre scelte e saboterà quelli che sono i programmi non in linea con le sue "direttive".

Nel caso d'inconsapevolezza parziale, il soggetto non sarà totalmente posseduto dal pensiero. Infatti, ci saranno dei momenti di lucidità e presenza nel QUI E ORA che si alterneranno, però, con momenti di buio completo. Se in questo caso la mente non riesce a fare da padrona assoluta, ciò sarà dovuto al fatto che il soggetto al quale appartiene, sta cominciando a capire che dentro di sé c'è qualcuno che lo controlla, ciò grazie anche all'eventuale lavoro su di sé che avrà scelto d'intraprendere allo scopo di liberarsi dai condizionamenti ed ascendere più rapidamente alle "alte sfere".
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Il problema più grande di chi è posseduto dal pensiero è l'immedesimazione con lo stesso. Così le persone che fanno pensieri allegri avranno un aspetto allegro, sorridente e leggero. Saranno più aperte al dialogo, cercheranno compagnia e saranno capaci d'intrattenere tante persone senza mai annoiarle. 

Diverso sarà, invece, l'aspetto della stessa persona quando farà pensieri tristi, di odio, vendetta, rabbia o che la faranno sentire in colpa. In quel caso tenderà a chiudersi in sé, a fuggire gli altri ed avrà un aspetto abbattuto, con le spalle basse. Chi incontrerà queste persone non ne sarà di certo entusiasta e tenderà ad esserne, a sua volta, influenzato negativamente, a meno che non abbia fatto un lavoro su di sé e sia in equilibrio.
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Ma come fare per scoprire ed annullare o, quantomeno, arginare questa possessione da parte del pensiero? Innanzitutto occorre capire che, nonostante il lavoro su di sé, per quanto avanzato possa essere, la mente cercherà sempre di farci credere ai pensieri da lei creati. Il primo passo, quindi, consisterà nello smettere di giudicare ciò che si pensa, cominciando a capire, invece, che questa è solo una sua funzione naturale.

Dopo di ciò bisogna cominciare a disidentificarsi dai pensieri stessi. Ciò sarà possibile sviluppando una capacità di osservazione distaccata. Per favorire questa qualità, ci si può paragonare agli attori di un teatro che guardano recitare i propri colleghi in un'opera senza, tuttavia, prenderne parte. 

Ma, al di là di tutto ciò, quello che occorre fare per liberarsi dalla possessione da parte dei pensieri è LASCIARLI FLUIRE SENZA RESISTERVI RIMANENDO, AL CONTEMPO, PRESENTI NEL QUI E ORA MENTRE IL PROCESSO DI PENSIERO STA AVVENENDO. Solo in quel momento ci renderemo conto che il pensiero è sì un processo ineluttabile ma che, tuttavia, siamo noi a scegliere su quale pensiero soffermarci cominciando, proprio in quel momento, A PENSARE E NON PIU' AD ESSERE PENSATI.

Vincenzo Bilotta