domenica 21 dicembre 2014

Essere verità

In un mondo di maschere è difficile essere verità. Ognuno di noi utilizza differenti maschere per adattarsi a persone, eventi e luoghi. Queste maschere sono frutto di paure ereditate geneticamente dagli antenati: paura di risultare inadeguato se si sarà sinceri, paura di venire derisi, di rimanere soli, di essere sfruttati...

La prima paura in assoluto nella Hit Parade è sicuramente quella di rimanere soli se si dirà ciò che si pensa. Proprio per questo, anzi, come conseguenza di ciò ci si mette una bella maschera agendo e dicendo ciò che gli "altri vogliono sentirsi dire". Smettendo di essere veri si smette di essere se stessi e si rischia di cadere in balia delle diverse personalità che affollano la nostra mente.
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Certo, si rimarrà circondati da tanta gente perchè si sarà stati "carini" con tutti, gentili, sempre disponibili, mai una parola fuori posto. Praticamente dei burattini. Che fine avrà fatto il nostro vero Sè? Smettendo di essere Veri si smetterà di Essere Se Stessi. Comunque, il nostro vero Sè rimarrà sempre dentro di noi seppur addormentato e dimenticato sotto un immenso strato di pensieri compulsivi e personalità multiple sparate a raffica a seconda dei contesti.

Si è disposti a far tutto per amore di mettere a tacere gli altri. E' bello evitare il giudizio altrui nascondendosi dietro tanti atteggiamenti di "facciata". Meglio salvare le apparenze che lavorare su di Sè scartando le persone che non vanno. 
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Il titolo dell'articolo di oggi è intitolato "Essere verità". Per essere verità bisogna rinunciare agli altri e, in particolare, all'adeguamento alle altrui aspettative, alla paura del giudizio degli altri e, soprattutto, a quella di rimanere soli. Quando si smetterà d'indossare la maschera per essere se stessi SEMPRE, solo allora si potrà cominciare un serio lavoro su di Sè.

Dal momento in cui si diventa verità, infatti, si esprimerà la propria VERA ESSENZA libera da qualsiasi paura e radicata nel QUI E ORA. Le bugie, le maschere, la falsità sono figlie della paura e portano ad un allontanamento da Sè. La persona che mente non è radicata in Sè nè è, tanto meno, presente a Sè stessa.
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Chi mente, inoltre, compie uno spreco energetico non indifferente. L'indossare una maschera per ogni occasione così come il mentire comportano, infatti, uno sforzo. Questo sforzo si traduce in un dispendio energetico inutile.

Sicuramente il non mentire, l'essere se stessi SEMPRE E COMUNQUE così come il radicarsi nel QUI E ORA, comportano un minor dispendio energetico e consentono, al contempo, di non rendersi schiavi delle altrui aspettative.
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Smettete di piacere sempre agli altri, di essere alla moda per non venire tagliati fuori dal gruppo. Correte il rischio di non avere il palmare e di camminare come tanti cadaveri ambulanti per strada! In tutto ciò non vedo niente di Vita Realmente vissuta, solo un adeguamento alla massa di schiavi tecnologici lobotomizzati.

SIATE VERITA' NON APPARENZA. Vivete nella Verità e nella Luce Interiore. Solo così potrete cambiare il mondo. Prima, però, non abbiate paura di venire allontanati da chi, non ancora soddisfatto del suo sonno, desidera dormire ancora.

Vincenzo Bilotta


domenica 7 dicembre 2014

Il lamentarsi

Oggi voglio parlarvi di un comportamento ormai comune all'umanità odierna e meccanica: il lamentarsi. In particolare voglio occuparmi del lamentoso. Chi è il lamentoso? Il lamentoso è colui il quale vede tutto "nero", senza via d'uscita, osserva ogni problema col microscopio fissandosi su di esso ed ingigantendolo.

Tutto "normale" fin qui, visto anche il periodo in cui versa l'umanità, periodo di grandi cambiamenti climatici, sociali, politici, economici, insomma in tutti i campi. Il problema è che il lamentoso cerca qualcuno sul quale sfogare le proprie frustrazioni rendendolo, per ciò stesso (che palle!), partecipe dei propri problemi e "sciagure". 

Sì, perchè il lamentoso fa della Vita mera sopravvivenza rendendosi proprio per questo vittima del caso. Il lamentoso crede in un destino già scritto, del resto questo gli conviene così non deve effettuare nessuno sforzo per migliorare se stesso e, di conseguenza, la propria Vita.

Quando incontrate un lamentoso (che libidine!) non aspettatevi di poter dialogare a doppio senso perchè, prima o poi, lui comincerà a parlare di se e dei suoi problemi senza concedervi spazi per poter, a vostra volta, conversare. Del resto, secondo lui, i problemi sono solo suoi e sembrano perseguitarlo. Il lamentoso ingrandisce ogni accadimento che non riesce ad accettare, trasformandolo in tragedia.
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Chi si lamenta è una vittima inconsapevole del mondo e attrae a se, secondo la legge dell'attrazione (nel mio libro L'arte della consapevolezza, Youcanprint editore, ho dedicato un capitolo alla legge dell'attrazione. Il capitolo omaggio lo puoi trovare anche nel blog digitando Legge dell'attrazione nel motore di ricerca se vuoi approfondire l'argomento), solo problemi, rifiuti, licenziamenti e chi più ne ha più ne metta.

Oltre a ciò, il lamentoso tortura chi gli sta accanto, siano essi amici, parenti, partner o chi ha la "fortuna" d'incontrarlo sulla sua strada. Se poi qualcuno prova a fargli vedere i suoi "drammi" in modo diverso cercando di sgonfiarli ai suoi occhi, subito lui si offenderà perchè non si sentirà capito, perchè per gli altri è facile parlare, perchè lui soffre più di tutti, perchè, perchè, perchè.....

Il lamentoso, col suo continuo lamentarsi spreca un sacco di energie proprio come un'auto fuoriserie. La differenza è che lui è "fuori consapevolezza"! Di conseguenza, non appena vedrà una persona allegra e tranquilla sarà subito pronto a buttargli addosso tutte le sue paranoie a raffica tipo mitragliatrice e senza alcuna considerazione.

La persona che si lamenta è pure furba perchè, in genere, quando finisce di dialogare chiede scusa "se ha annoiato l'altro coi suoi problemi". Non sa che questo è il minimo danno che gli ha arrecato perchè il grosso è stato fatto attraverso la sottrazione di energia vitale della quale lui si nutre proprio come un vampiro. 

La sua mente è particolarmente "golosa" dell'altrui energia che gli servirà a continuare ad alimentare i pensieri paranoici e ripetitivi nel corso della giornata (mesi, anni...). Ovviamente, se avete per amico un lamentoso non dovete per forza allontanarlo, prima magari provate a farlo smettere di lamentarsi in vostra presenza cercando di aiutarlo ad essere consapevole del proprio schema di pensiero.
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Se, malgrado ciò, lui non si sentirà capito e continuerà a lamentarsi (magari anche di voi che non lo ascoltate) allora le cose sono due: o lo allontanate da voi oppure gli ponete delle soluzioni valide ai suoi "problemi". Qualora non accettasse (cosa molto probabile per chi non vuole lavorare su di se) potete sempre rimanere suoi amici smettendo di frequentarlo con la stessa assiduità di prima visto che, diversamente, diventerete il suo nutrimento energetico.

Va detto che il lamentarsi è tipico della nostra società fatta di falsi bisogni, con delle esigenze e traguardi costruiti dalla pubblicità per poterci ingabbiare in una prigione di inadeguatezza e scontento. Come cambiare? Innanzitutto smettendo di lamentarsi. Ciò perchè, lamentandosi, non si fa altro che mandare energia al problema facendolo crescere e mantenendolo in Vita.

Con la lamentela, inoltre, si attrarranno a se eventi che avranno come unico scopo quello di continuare a farci lamentare, ciò grazie alla legge dell'attrazione che c'invierà sempre e solo ciò di cui abbiamo bisogno, consciamente o inconsciamente, in un determinato momento della nostra Vita.

No al lamentarsi quindi e allontanare chi ci potrebbe indurre alla lamentela "di gruppo", altrimenti si rischia di aprire un "club dei lamentosi" dove ci si incontrerà ALMENO 3 volte la settimana per piangersi addosso tutti assieme. 

LA VITA E' CELEBRAZIONE SE ACCETTATA COSI' COM'E'. NESSUNO, TRANNE NOI, POTRA' MAI GARANTIRCI LA FELICITA'. TUTTO CIO' DI CUI ABBIAMO BISOGNO SI TROVA GIA' DENTRO DI NOI, BASTA SOLO RICONTATTARLO E FARCI AMICIZIA.

Vincenzo Bilotta

domenica 23 novembre 2014

Arrendersi all'Adesso

Il nostro mondo, quello occidentale in particolare, è sempre di corsa. Tutti alla ricerca di un traguardo e poi di un altro e così via. Bisogna non contentarsi mai è la frase che ossessiona tutti ormai. Occorre mirare sempre più in alto senza fermarsi.

Il mondo di oggi è proprio come un'auto in corsa che va spedita al traguardo senza fermarsi nemmeno per una sosta o per ammirare il panorama, ciò farebbe perdere tempo prezioso. Pochi vivono l'ADESSO e ancora meno riescono ad onorarlo, a trasformarlo in una celebrazione, in una festa della Vita. Tutti vivono in un limbo spazio-temporale imprecisato, una sorta d'inferno mentale costituito da ansie, sensi di colpa, paure, odio, invidia, attaccamento e gelosia.
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Il disagio che vivono molte persone è dovuto al fatto che non riescono ad arrendersi all'Adesso. Solo arrendendosi all'Adesso si può fare pace con se stessi, col mondo esterno come con quello interno, coi propri problemi e, alla luce di ciò, si potrà dare un significato diverso a determinate situazioni che si vivono.

Il dolore nasce dalla resistenza all'Adesso, si vuole sempre fuggire in un momento diverso dal QUI E ORA. Si vorrebbe tornare indietro per rimediare a situazioni che ci fanno sentire ancora in colpa nonostante sia passato tanto tempo dall'accadimento. Alcuni vivono nell'angoscia di un futuro imprecisato, pieno di mostri creati da una mente iperattiva e disastri da film apocalittici che solo un regista come Steven Spielberg saprebbe proporre al grande schermo.
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Sapete qual'è la verità? E' tutta una grande stronzata, i problemi come la sofferenza! Nessuno, tranne noi con i nostri pensieri "pesanti" ed ossessivi, può vivere l'inferno in terra. L'inferno è il passato coi suoi sensi di colpa e il futuro con le sue incertezze. Dov'è il paradiso? QUI E ORA. Tutto il resto è un'allucinazione collettiva, un'imitazione di massa, un gioco al massacro psicofisico globale.

Ciò che stiamo vivendo possiamo cambiarlo. Se questo non sarà possibile, si può sempre ACCETTARE. Difficile? No! Basta smetterla di fare le vittime, di ripetere gli schemi appresi, quelli che ci hanno insegnato durante il processo "educativo" e cioè: bisogna lottare per sopravvivere, vince il più forte, si tira avanti etc. BASTA! USCITE DAI LUOGHI COMUNI!
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Sono i luoghi comuni, l'educazione, la società, i mass media che ci stanno fottendo la Vita, ci stanno illudendo che non abbiamo via di scampo, siamo destinati alla perdizione, all'inferno con le sue fiamme eterne. Il vero inferno è dentro di noi quando continuiamo a torturarci con i nostri giudizi su ciò che avremmo dovuto fare o non fare, dire o non dire.

Se non volete aspettare il paradiso dopo la morte, la soluzione c'è: arrendersi all'Adesso. E' come quando si entra in acqua al mare, bisogna buttarsi senza pensare allo sbalzo termico creato fra l'esposizione ai raggi solari e la temperatura dell'acqua.
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Buttatevi nella Vita, smettete di vivere da zombie! Chi non vive nell'Adesso o, meglio, chi non si arrende all'Adesso è MORTO PRIMA DI MORIRE. Chi vive nel passato o nel futuro non è presente nel QUI E ORA se non fisicamente. La mente è altrove, oscilla come il pendolo di un orologio, senza sosta, senza meta.

Qualsiasi situazione stiate vivendo, ACCETTATELA E, SE NON POTETE CAMBIARLA, ARRENDETEVI ALL'ADESSO SENZA OPPORRE RESISTENZA. Solo onorando il QUI E ORA tornerete liberi e vivi, sconfiggerete la morte e andrete oltre la dimensione spazio-temporale dominata dalla mente per ritrovare, finalmente, il luogo di pace dove è possibile il miracolo, il miracolo della presenza fisica, mentale ed animica. Solo allora potrete dire: SONO VIVO!

Vincenzo Bilotta


domenica 9 novembre 2014

Cosa vuoi dalla tua Vita?

Questo articolo di oggi comincia con una domanda fondamentale: COSA VUOI DALLA TUA VITA? Molti si trascinano in un'esistenza da sonnambuli in cui cercano solo di rendere felici gli altri, di soddisfare le loro aspettative dietro la paura di essere giudicati qualora si comportassero in maniera non consona agli altrui bisogni.

Nessuno si pone mai questa domanda fondamentale perchè, in fondo in fondo, la maggior parte delle persone si contenta di soffrire vivendo una Vita che non è in linea con i progetti della propria Anima, piuttosto che cambiare direzione realizzando, così, i sogni che ha avuto sin da bambino.

Le domande hanno il potere di fornirci, in maniera diretta o indiretta, anche le risposte. E' proprio per questo motivo che molti non si azzardano nemmeno a formularle. Ci vuole coraggio, si naviga nell'ignoto, si rischia di rimanere da soli. Sì, perchè se ci si chiedesse cosa si vuole realmente dalla propria Vita, probabilmente molti matrimoni si dividerebbero, tante società si scioglierebbero ma, al contempo, tante persone con un nuovo lavoro inizierebbero a vivere la Vita dei loro sogni e tante malattie verrebbero scongiurate.

Conosco tante persone con dei sogni nel cassetto ormai ammuffiti. Troppe. Queste persone, anche se si fossero poste la domanda cruciale, non avrebbero avuto il coraggio di realizzare i propri sogni. E così, via in una Vita che ci sta stretta, fatta di sacrifici... Per chi? Per gli altri. Per non deludere il partner, i genitori, i datori di lavoro, gli amici, i soci in affari... E la nostra Vita? La buttiamo nel cesso?

Certo, ognuno di noi dispone di libero arbitrio ma, per diventarne coscienti, occorrerebbe capire che LA SCELTA E' NOSTRA, NON DEGLI ALTRI. Quello che vogliamo o non vogliamo fare, i nostri sogni, i nostri desideri più intimi si possono realizzare andando oltre le nostre paure di deludere le aspettative degli altri.

La realtà di oggi è costellata da troppi impiegati infelici che lavorano in attesa che qualcosa cambi.... Non cambierà mai nulla! Nessuno può darci ciò che GIA' noi possediamo. Questo qualcosa che possediamo si chiama libero arbitrio e il suo corretto e CONSAPEVOLE utilizzo ci potrebbe regalare la LIBERTA'.

Ovviamente noi siamo nati liberi. Siamo schiavi solo psicologicamente. Schiavi degli altri, delle nostre paure, della nostra educazione strutturata in modo da soddisfare i bisogni di chi può trarre vantaggio dal nostro sfruttamento. Nonostante ciò, dopo aver dipinto il più apocalittico degli scenari, posso dirvi che una soluzione c'è ed è data sempre dalla stessa domanda: cosa voglio IO dalla MIA Vita?

Ovviamente, occorre rispondere con sincerità e smettendo di anteporre ai propri gli altrui bisogni perchè, fintanto che non si riuscirà a soddisfare le proprie necessità invece di contentare sempre gli altri, si rischierà di diventare dei "salvatori" in cerca di vittime da salvare. Bisogna smettere di voler salvare il mondo perchè il mondo siamo noi.

Se non riusciamo a salvare noi stessi, riuscendo a vivere la Vita che abbiamo sempre sognato e smettendo di soddisfare le altrui aspettative, non salveremo proprio nessuno, altro che mondo! Il mondo siamo noi, tutto parte da noi e dalla nostra visione che abbiamo di esso. 

Noi siamo in grado di trasformarci, a volte basta una semplice domanda per poter fare ciò. Capita spesso, infatti, che dietro una domanda fondamentale, esista già racchiusa una risposta in grado di cambiare il destino di un uomo. IL DESTINO, IN FONDO, CE LO CREIAMO NOI SE SAPPIAMO PORCI LE GIUSTE DOMANDE. 

Nessuno può volere il nostro bene. Con ciò non voglio dire che il mondo intero ci odia e vuole solo spremerci come un limone allo scopo di soddisfare i propri interessi. Voglio solo farvi capire come CIO' CHE VOLETE VOI PER ESSERE FELICI E' DIVERSO DA QUELLO CHE VOGLIONO GLI ALTRI. Nessuno può decidere sulla nostra Vita tranne noi. Nessun destino è già scritto, nessuna persona morirà se non faremo ciò che lei desidera, insomma, il mondo non finisce se smettiamo di essere schiavi degli altri e cominciamo, invece, a chiederci cosa vogliamo realmente dalla nostra Vita per essere felici.

Spesso, dopo esserci posta questa domanda, troveremo giusto cambiare lavoro, partner, allontanare gli amici che non possono darci più nulla, perfino cambiare nazione. Allora ci vorrà coraggio per cambiare pelle e rinascere da se stessi, bisognerà lavorare su di sè senza risparmiarsi ma il sacrificio che tutto ciò potrà richiedere varrà il premio: VIVERE LA VITA DEI PROPRI SOGNI SENZA TEMERE CHE GLI ALTRI SOFFRANO PER QUESTO.

Vincenzo Bilotta

domenica 26 ottobre 2014

Il sistema sei tu

La gente parla del sistema e dice che è sbagliato a tutti i livelli: politico, economico, sociale, fiscale, religioso e chi più ne ha, più ne metta. Molti sperano in un cambiamento dall'alto e, nel frattempo, si lamentano dal basso. Così, però, non funzionerà mai e nulla potrà cambiare.

Il primo errore che molti commettono è quello di parlare di sistema, collettività, nazione, regione, città, come se fossero delle entità separate dalla gente, quasi dei mostri che vivono di Vita propria senza possibilità di essere modificati nell'interesse della collettività. Così non è.

Il sistema siamo noi, non è un'entità astratta che nasce e si alimenta autonomamente. Se proprio vogliamo parlare di energie, allora possiamo sicuramente dire che il sistema lo alimentiamo noi con le energie che inviamo attraverso i nostri giudizi, le nostre lamentele, le nostre frustrazioni. Si, cari amici, il sistema è come un grande albero le cui radici le alimentiamo noi e, fin quando non faremo che lamentarci di esso, produrrà frutti marci.

Le energie del sistema sono le energie della maggior parte della gente. E' normale che se c'è una situazione a livello planetario dominata dal caos totale, dalla violenza, dalla criminalità dilangante e dalla guerra non si potrà mai avere un sistema bilanciato ed equo. Semmai si potrà avere solo uno specchio che riflette il disagio di un popolo addormentato.

Se, per fare un esempio, cominciassimo dalle nostre città, potremmo vedere come la gente si lamenti che i servizi non vanno, la politica è composta da un manipolo di burattini ma, in concreto non si rende conto che, così facendo, non fa altro che alimentare il permanere di questo stato di caos e disservizio. E' come se si vivesse in una città piena di rifiuti e ci si lamentasse della sporcizia pur continuando a gettare cartacce e cicche di sigaretta per terra.

La collettività, il sistema o qualunque altro nome vogliate dargli, siamo noi. Non è un'entità astratta. E' lo sforzo di ogni persona che crea la realtà che si andrà a vivere come conseguenza di quell'impiego di energia. Se davvero si vogliono cambiare le cose bisognerebbe AGIRE, smettendo di lamentarsi come, invece, la maggior parte ha fatto fino ad oggi.

Se proprio non si è decisi ad agire, occorre smettere di lamentarsi perchè la lamentela non farà altro che alimentare lo stato di cose senza mai farne venire nessuno a capo. I sistemi economici, sociali e governativi di tutto il mondo sono, come tutti ormai sanno, "pilotati" da circa 300 famiglie fra le più potenti in assoluto. Queste persone sanno bene che le energie che alimentano e rafforzano il loro potere derivano proprio dalle lamentele della gente.

Come ho già avuto modo di dire altre volte, IL CAMBIAMENTO DISTA SOLO UN PENSIERO. Con ciò voglio dire che basterebbe cambiare modo di pensare di punto in bianco, per poter vedere accadere dei veri e propri miracoli nella propria Vita, nella propria fisiologia e, di conseguenza, a livello macrocosmico, si potrebbero vedere dei cambiamenti nel sistema.

Certo cambiare pensiero non basta, occorre anche AGIRE ma sicuramente è un primo passo fondamentale nella via verso il raggiungimento della libertà dalla schiavitù di un sistema economico-governativo non più adatto a servire e soddisfare i bisogni della collettività. Notate bene che, quando ho parlato del sistema non ho detto fallimentare ma l'ho definito come "non più adatto".

Così facendo ho evitato di continuare ad alimentarlo attraverso energie negative insite nel pensiero giudicante. Smettendo di giudicare male il sistema smetteremo, al contempo, di alimentarlo e farlo continuare a prosperare alle nostre spalle, proprio come una sorta di parassita che ci assorbe energia. Anche tu che mi stai leggendo proprio adesso prova, da oggi, a non parlare più male del sistema, astieniti da ogni giudizio, cambia, piuttosto, IL TUO MODO DI AGIRE E DI VEDERE LE COSE perchè, ricorda sempre, il sistema sei tu.

Vincenzo Bilotta

domenica 12 ottobre 2014

La via dell'amore

In un articolo recente ho già parlato della via del guerriero. Chi segue questa via esegue un cammino al maschile (Yang) volto alla sconfitta dell'ego e, quindi, di tutto ciò che è una proiezione di esso. Per riuscire in questo lavoro, chi sceglie la via del guerriero decide di combattere. Per ottimizzare il cammino e raggiungere risultati concreti praticherà arti marziali sapendo che la sconfitta dell'avversario è solo simbolica.

Non è importante vincere o perdere contro l'avversario, quanto riuscire a vincere se stessi eliminando l'ego. Oggi voglio parlarvi di un'altra via che si può scegliere e che è, sicuramente, parallela alla via del guerriero: la via dell'amore. Chi segue la via dell'amore decide di intraprendere un cammino al femminile (Yin) volto sempre alla sconfitta dell'ego ma, questa volta, attraverso l'utilizzo dell'amore.

Ci tengo a precisare che entrambi i cammini sono parimenti efficaci e che ognuno seguirà poi quello che più si addice alla propria natura. Qui le espressioni maschile e femminile non hanno alcuna intenzione di voler sminuire gli uomini che decidessero di seguire la via dell'amore, tacciandoli di essere delle "femminucce". Quando parlo di cammino al maschile intendo la via del guerriero, non per questo, tuttavia, chi la intraprende è più "macho" di chi deciderà di seguire la via dell'amore.

Accade, anzi, il contrario, essendo la via dell'amore di ben più difficile esperimento in quanto, per esprimere sentimenti di amore nei confronti degli altri, prima ancora che nei confronti di se stessi, ci vuole una buona dose di coraggio. Detto questo, andiamo a vedere di cosa si tratta.
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Il grande Lorenzo Ostuni, una delle persone più carismatiche che abbia mai conosciuto in Vita mia, ebbe a dire una volta: "Puoi affrontare il cammino con un giglio in mano oppure con una spada". Questa è, a mio avviso, una frase di grande effetto e profondo significato. Avete già capito che il percorso col giglio in mano è sinonimo della via dell'amore. Se, diversamente, si deciderà di tenere in mano una spada, si seguirà, per ciò stesso, di seguire la via del guerriero.

La via dell'amore è una via volta al riconoscimento e all'accettazione di se stessi prima ancora degli altri. Se non si riesce ad amare se stessi PER COME SI E', infatti, come si potrà pretendere di amare o, solamente, provare amore per gli altri? Ciò sarebbe impossibile! Chi segue la via dell'amore lo sa bene.

Se una persona non ama se stessa, non potrà mai amare gli altri. Per comprendere l'amore bisogna prima comprendere se stessi e i propri sentimenti. Per amare bisogna smettere di giudicare e di avere aspettative. CHI AMA NON GIUDICA E DONA AMORE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO.

Ciò non significa che chi sceglie la via dell'amore è un imbecille che si umilierà agli altrui voleri o si farà trattare male continuando, ciononostante, ad amare. Chi ama non deve pretendere nulla di più di ciò che può dare il partner. Tuttavia, se non è abbastanza può, anzi, DEVE cercare un'altra persona in grado di corrispondere ai suoi sentimenti superiori.

La via dell'amore è più difficile e raffinata rispetto alla via del guerriero. Qui si tratta di amare la propria mente in quanto avversario principale nella battaglia per la conquista di se. Nella via del guerriero, invece, bastava cancellare tutto con un colpo di spada o, comunque, sconfiggere "l'avversario" con la forza.

E' più facile odiare che amare. Ciò per cultura e condizionamenti educativi. C'insegnano l'odio, la vendetta, la rabbia ma MAI la compassione, l'amore, l'accettazione. E' più facile fare la guerra che fare l'amore! Questo fa parte di un concetto legato alla potenza dell'uomo basata sulla forza. E' anche uno dei motivi per cui la razza umana si sta estinguendo parzialmente.

Dico parzialmente perchè la razza umana che continua a praticare la violenza, sia sugli animali che sulla natura o sugli altri suoi simili, come mezzo di affermazione della propria personalità, è destinata ad estinguersi. La nuova razza, quella che sta già prendendo piede ed affermando la propria esistenza con una progressione crescente, è una razza che praticherà l'amore.

Questa nuova razza tornerà a provare sentimenti di unione con il Tutto, smetterà di sentirsi separata dalle cose e dalle persone. La nuova era sarà caratterizzata dall'amore e dall'unione di tutte le Anime. Nessuno di noi, dopotutto, è stato mai separato da tutto il resto o, se ha percepito ciò, è stata pura illusione.
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Per esercitarsi nel cammino della via dell'amore occorre imparare ad AMARSI ED ACCETTARSI COSI' COME SI E'. Troppo spesso accade che non ci si ami e si cerchi una perfezione irraggiungibile quanto controproducente per lo sviluppo dell'essere armonioso che E' GIA' IN NOI.

Quando vi alzate al mattino, guardatevi allo specchio e, pronunciando il vostro nome, ripetetevi la parola TI AMO! Lo so, al solo pensarci vi sentite degli imbecilli! Così ci hanno insegnato anzi, non ci ha insegnato nessuno. Nessuno o pochi insegnano ai propri figli ad amarsi. E' per questo che tante persone da adulte saranno insicure, piene di odio e diffidenti verso il prossimo.

La via dell'amore comporta l'acquisire fiducia in se stessi e negli altri. Bisogna smettere di vedere il mondo come pieno di odio o minaccioso perchè, come già ha avuto modo di spiegare la fisica quantistica, L'OSSERVATORE INFLUENZA IL PROPRIO MONDO ATTRAVERSO I  SUOI PENSIERI.

Di conseguenza, se mandiamo pensieri d'amore, amore riceveremo in cambio. Ma se, come ha fatto la maggior parte della folle umanità fino ad oggi, mandiamo pensieri di odio riceveremo altro odio elevato al cubo!

Da oggi sapete che esistono due vie per ottenere una riconciliazione con la propria mente. La prima, quella del guerriero, comporterà la sconfitta della mente attraverso la forza e l'abilità di spada. La seconda, quella dell'amore, si compirà attraverso l'amore verso noi stessi riscoprendoci nella purezza del giglio che avremo avuto il coraggio di tenere in mano. A voi la scelta!

Vincenzo Bilotta

domenica 28 settembre 2014

Imitare se stessi

Ognuno di noi è unico, irripetibile creazione del Divino. Pochi lo sanno e riescono a riconoscerlo. ecco perchè si è sempre scontenti di se e si cerca qualcosa allo scopo di migliorare, un aiuto esterno che ci renda diversi, migliori, più belli. Ciò non avverrà mai in quanto tutto ciò di cui abbiamo bisogno si trova al nostro interno, non viceversa.

Il non riconoscere la propria unicità è frutto dell'educazione ricevuta durante l'infanzia. Essa ci ha fatto credere che per essere delle "brave persone" bisogna soddisfare le altrui aspettative e, per ciò stesso, ci ha fatto credere di essere imperfetti e sbagliati. Da qui la nascita della falsa necessità di migliorarsi per soddisfare gli altri.

Tutto ciò ha creato una società di eterni insoddisfatti, di individui che guardano con invidia i patrimoni, le donne e, in generale, i successi altrui invece di lavorare su di se allo scopo di realizzarne di propri. IL SUCCESSO, INFATTI, PARTE DA UN'ACCETTAZIONE DI SE E DELLE PROPRIE POTENZIALITA' E NON, COME CI HANNO FATTO CREDERE, DAL SEGUIRE LE ALTRUI STRADE CHE NON CI APPARTENGONO PROPRIO PER NULLA.

Con ciò non significa che non si possono prendere ad esempio persone di successo come stimolo per il raggiungimento dei propri obiettivi. Ciò non è sbagliato, anzi può costituire il trampolino di lancio, lo sblocco a tutte le nostre paure e la spinta verso la realizzazione di tutti gli obiettivi che ci stanno più a cuore.

Prendere ad esempio gli altri non significa perdere se stessi come punto di riferimento. Il successo altrui può essere preso come spunto per migliorare la nostra Vita in tutti i settori, siano essi finanziario, relazionale o sportivo. Basta non perdere di vista la propria identità.

Ognuno di noi, come ho avuto già modo di dire all'inizio di questo articolo, è unico ed irripetibile. Il processo educativo ci fa credere di essere sbagliati e, spesso, reprime le nostre reali potenzialità creative perchè NON SI CONFORMANO AGLI STANDARD RICHIESTI DA QUESTA SOCIETA' DI AUTOMI CASTRATI A LIVELLO PSICOLOGICO ATTRAVERSO IL PROCESSO "EDUCATIVO".

Occorre imitare se stessi per raggiungere l'eccellenza. Per imitazione di se intendo lo sviluppo delle proprie capacità creative UNICHE E SOLE ED IRRIPETIBILI! Nessuno è come noi, nessuno potrà mai esserlo. Per essere unici, però, occorre uscire dal gregge, smettendo di belare e facendo sentire la propria vera voce, sia essa un ruggito o un semplice grido di libertà.

Per vivere imitando se stessi, bisogna smettere di far contenti gli altri, fregandosene di ciò che potranno pensare di noi. DOPOTUTTO CAPITA SPESSO CHE LA GENTE SIA PORTATA A PARLARE ALLE SPALLE PER QUALSIASI AZIONE DA NOI COMPIUTA. TANTO VALE, A QUESTO PUNTO, FARE CIO' CHE CI PIACE, SENZA DOVER PIU' CONTENTARE ALTRI AL DI FUORI DI NOI. TANTO LE PERSONE PARLERANNO LO STESSO.

Cominciamo a lasciare il pensiero di testa iniziando, al contempo, ad ascoltare il nostro cuore. Esso è la nostra guida interiore, l'unico che sa ciò di cui abbiamo bisogno per essere realmente liberi e felici! Nessun altro lo sa! Abbandoniamo il pensiero di testa, smettiamo di pensare in maniera convenzionale e cristallizzata, usciamo dagli schemi, diventiamo dei novelli Giordano Bruno.

Solo così potremo cominciare ad imitare noi stessi e raggiungere la tanto agognata libertà a cui ogni essere umano mira potenzialmente ma che pochi riescono a raggiungere all'atto pratico. Se cominciamo a vedere gli ostacoli, rischieremo di fermarci in quanto gli avversari saranno tanti: la mente con le sue insidiose paure, gli amici, l'educazione, il partner, i genitori etc. 

Per sviluppare appieno le nostre potenzialità creative e poterle finalmente attivare allo scopo di raggiungere tutti gli obiettivi di successo nella nostra Vita, occorrerà fare pulizia sia dentro di noi, attraverso il costante lavoro su di se, che al nostro esterno, allontanando chi, lungi dal volere il nostro bene, è solo un parassita invidioso pronto a sabotare i nostri successi.

Non esitate, quindi, ad allontanare chi non vuole il vostro bene ma fa soltanto i suoi interessi dicendovi continuamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per voi. Queste persone sono solo zavorre per il vostro processo evolutivo. Che siano poi parenti, amici o il vostro partner, poco importa. Siete chiamati ad operare una scelta: O VOI O LORO. 

Se sceglierete voi, scoprirete come l'aver eliminato alcune persone dalla vostra Vita, vi consentirà d'intessere rapporti con altre persone molto più interessanti e che potranno aiutarvi nella realizzazione dei vostri progetti. Se, invece, avete paura di rimanere isolati, in questo caso sappiate fin da adesso che rinuncerete alla libertà e all'evoluzione al solo scopo di soddisfare le altrui aspettative, tutto ciò in linea col copione educativo impartitovi dall'alto da persone che spesso, lungi dal volere il vostro bene, mirano solo al soddisfacimento dei propri interessi.

Vincenzo Bilotta

domenica 14 settembre 2014

Dov'è l'inferno?

Al catechismo, così come in chiesa, ci hanno sempre parlato dell'inferno e delle terribili, immani, torture che saremo destinati a vivere dopo la morte se non ci comporteremo da brave persone. Così facendo, passiamo il resto della nostra Vita a sentirci in colpa per le cose fatte o non fatte, dette o non dette. Che meccanismo contorto è, spesso, la religione in tutte le sue espressioni!

Molti di noi si sono chiesti dove fosse l'inferno. Sì, perché, alla fine dopo tutta questa pubblicità fatta dai mass media religioso-repressivi, ognuno di noi vorrebbe capire cosa fare per evitare il fuoco e la dannazione eterna. Vi rispondo io, secondo il mio libero parere e la mia personale esperienza: L'INFERNO E' UNO STATO MENTALE.
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Non esiste inferno peggiore per chi non ha trovato la strada, per chi sta vivendo una Vita senza scopo, per chi non riesce a vivere il presente in piena consapevolezza, per chi, infine, non riesce a perdonare/perdonarsi. Questo è il vero inferno e chi più ne ha più ne metta in base ai propri vissuti personali. Anche Dante Alighieri diede una visione simbolica di questo luogo nel suo Inferno.

Inferno, purgatorio e paradiso SONO GIA' DENTRO DI NOI. Durante la nostra Vita, attraverso il lavoro su di noi, li attraversiamo tutti o quasi. Non è detto che si debba arrivare per forza in paradiso, a volte ci si ferma alle porte, ci si contenta senza troppe pretese.
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Del resto, non tutti hanno la VOLONTA' E LA PERSEVERANZA necessarie per compiere un cammino completo nello sviluppo integrale del proprio VERO SE. Molti si fermano prima per paura, incertezza o perché scelgono di fermarsi in quanto le loro Anime non ambiscono ad arrivare in alto, ciò per scelte superiori decise ancor prima della nascita.

Se state vivendo all'inferno mentre leggete questo mio articolo, non temete, non tutto è perduto. Potete sempre guardare il risvolto della situazione. Il fuoco che sembra bruciarvi, infatti, costituisce il simbolo della purificazione alchemica, della trasformazione del VIL METALLO IN ORO.
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Cambiare esistenza ha il suo prezzo. Spesso bisogna attraversare l'inferno ed allearsi coi demoni per poter diventare delle persone complete che riescono ad esprimere il meglio di Se. Quando parlo di alleanza coi demoni, mi riferisco all'accettazione di determinate situazioni che, nelle vostre Vite attuali, non riuscite a modificare né, tanto meno, ad eliminare.

Il demonio non è altro che il pensiero tormentoso, il parassita (secondo Carlos Castaneda) che si nutre della vostra energia allo scopo di sopravvivere. SMETTETE DI NUTRIRLO ALLEANDOVI CON LA VOSTRA MENTE. NUTRITELO CON PENSIERI DI PERDONO E DI GRATITUDINE E LO VEDRETE MORIRE PRESTO. LA GRATITUDINE E IL PERDONO, INFATTI, SONO MORTALI PER IL PARASSITA.
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I nostri demoni interiori si nutrono delle paure, dei dubbi, dell'odio, della rabbia ma non del perdono, dell'amore incondizionato o delle certezze. Queste lo avvelenano e vi liberano per sempre dal parassita. Le chiavi del paradiso le avete già in tasca, basta cercarle. L'inferno a volte bisogna attraversarlo, sia pure solo per conoscerlo ed evitarlo in seguito. 

Adesso che conoscete dove sta l'inferno, da subito provate a cambiare pensiero se questo non vi rende felici. Il paradiso, infatti, dista solo un pensiero. Provate ad utilizzare il fuoco dell'inferno, finché ci siete dentro, per purificare, attraverso le sue fiamme, le relazioni che non vanno più, le amicizie senza senso e i rapporti con persone che non sono in risonanza con le vostre energie.
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Non lasciate che le religioni vi condizionino negativamente, mirate all'amore verso il vostro Dio, a qualsiasi religione apparteniate, filtrando i messaggi dei ministri del culto di appartenenza. LA PAURA E' INCULCATA DALLE RELIGIONI PER CONTROLLARVI, L'AMORE E' DONATO DA DIO PER RENDERVI LIBERI. 

Vincenzo Bilotta


domenica 31 agosto 2014

Sviluppare l'androgino

Ciascuno di noi è nato con un sesso definito. Ciò per volontà della propria Anima che, ancor prima della nascita, decide in quale famiglia nascere e con quale sesso venire al mondo. Esistono uomini e donne, questo lo sanno tutti. Pochi, però, riescono ad essere completi di per se stessi.

Certo, sentiamo dire che la donna è il completamento dell'uomo e viceversa. Insomma, a quanto pare, per essere completi sembra si necessiti di interazioni amorose e relazionali con l'altro sesso, a quanto dicono gli esperti. Ma come mai, allora, invece di completare certe relazioni sono destinate ad andare in rovina, a far soffrire entrambi i partner?

Secondo me, ciò che non permette alla relazione di durare è il clima di dipendenza ed aspettativa che si sviluppa nell'interazione fra le parti e non solo. Altro elemento indispensabile, che manca in molte persone a prescindere dal sesso di appartenenza, è l'aver sviluppato l'androgino. Solo attraverso lo sviluppo individuale dell'androgino si può costruire una relazione duratura in cui entrambe le parti interagiscano allo scopo di CONDIVIDERE CIO' CHE HANNO e non dipendano dall'altro in alcun modo.

Del resto anche il taoismo ha sempre saputo che l'equilibrio perfetto lo si può ottenere solo attraverso il corretto bilanciamento delle opposte polarità Yin (femminile) e Yang (maschile). Tutti coloro i quali avevano degli squilibri fra queste polarità, erano sicuramente in una situazione di carenza energetica e, per ciò stesso, più vulnerabili a livello di salute.
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L'androgino, proprio come il principio taoista Yin/Yang, necessita di un equilibrio per creare una situazione di quieta indipendenza in chi riesce a svilupparlo attraverso un accurato lavoro su di Se. Hanno sviluppato l'androgino coloro i quali sono riusciti ad essere indipendenti e completi a prescindere dal fatto che stiano vivendo o meno una relazione di coppia.

Non hanno sviluppato l'androgino, invece, coloro i quali fanno dipendere la loro felicità dall'essere fidanzati/sposati a tutti i costi, coloro che hanno paura della solitudine e tutti quelli che sono in eterno conflitto coi partner con i quali interagiranno nel corso della loro Vita. 

Il partner rappresenta la nostra parte femminile (o maschile se, chi mi legge, è donna). Se abbiamo sviluppato l'androgino, condivideremo la nostra gioia col partner di turno e ci distaccheremo da lui/lei da buoni amici, perdonandoci le reciproche "mancanze". Qualora il nostro androgino non sarà sviluppato, il partner sarà in continuo conflitto con noi.

Questo conflitto, tuttavia, esiste per aiutarci a sanare la nostra parte maschile/femminile che necessita di maggior lavoro per essere bilanciata e correttamente completata. Sotto quest'ottica, tutte le relazioni sono un insegnamento per chi le vive e portano crescita e ricchezza in termini esperienziali. Del resto, nulla avviene per caso, L'ALTRO CI FA DA SPECCHIO.
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Occhio, però, a non rompere lo specchio! Si rischia di far danni a se come agli altri. Bisognerebbe sviluppare armoniosamente la propria personalità, curando di bilanciare il nostro lato maschile con quello femminile, compensando eventuali carenze attraverso un attento lavoro che preveda una trasformazione interiore che possa spingere al raggiungimento finale dell'essere completo, dell'androgino.

Come ho avuto modo di spiegare nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, i principi maschile/femminile sono già in noi e, non da ultimi, sono presenti anche nei nostri emisferi cerebrali. In particolare, l'emisfero cerebrale sinistro è Yang. Infatti comanda il lato destro del corpo, ci consente di essere razionali e di fare calcoli di tipo matematico scientifico. E', insomma, la parte maschile presente in noi, sia negli uomini, quindi, che nelle donne.

L'emisfero cerebrale destro, viceversa, è Yin. Esso comanda tutte le funzioni del lato sinistro del corpo, ci fa essere creativi , consentendoci di poter dare libero sfogo all'espressione di Se attraverso il linguaggio dei simboli, la gestualità. Il lato destro si esprime per simboli, quello sinistro si esprime attraverso le parole. Insomma, per essere completi bisogna bilanciare creatività con razionalità, solo così si potrà sviluppare l'androgino che ci consentirà di essere completi e bilanciati.

L'uomo nuovo, quello del ventunesimo secolo, coniuga in se maschile e femminile in perfetta armonia. La sensibilità per essere completa dev'essere bilanciata dalla razionalità, la progettualità dall'attività, la dolcezza dalla stabilità. Solo così la nuova razza umana smetterà di sperimentare la sofferenza onorando, finalmente, l'androgino che ha sempre fatto parte di lei.

Vincenzo Bilotta

domenica 24 agosto 2014

La via del guerriero

Chi decide di lavorare su di se opera una scelta, la scelta di cambiare, di non contentarsi di ciò che gli hanno "insegnato" nel corso del processo educativo e di cercare oltre. Questo desiderio di andare oltre il conosciuto lo porterà a fare una scelta, a scegliere una via da seguire per assecondare i suoi bisogni di conoscenza ed evoluzione. 

Ogni persona che lavora su di se sa per certo che non esiste una sola via che potrà portare allo sviluppo del nostro se reale ma, spesso, ce ne sono tante e a volte capita di perdersi al loro interno. Per questo bisogna fare attenzione a non avere fretta di arrivare. Fra le diverse vie che si possono scegliere per dare inizio al proprio processo di evoluzione attraverso la conoscenza di se c'è la via del guerriero.

Chi segue questa via, abbraccia la filosofia del combattimento allo scopo di vincere il proprio ego illusorio per poter vivere finalmente libero la VITA REALE. Tra le tante discipline marziali che si potrà scegliere di praticare allo scopo di lavorare su di se seguendo la via del guerriero, vorrei ricordare il Kendo, l'aikido, il Ju-jitsu, il karate e il kung fu coi loro diversi stili interni.

Accade spesso, però, che molti pratichino le arti marziali al solo scopo di autodifesa o, peggio, di aggredire gli altri in caso di discussioni futili. Queste persone non stanno lavorando di certo su di se allo scopo di evolvere, tutt'altro! Lo scopo delle discipline marziali non è, infatti, quello di aggredire o di battere nemici esterni. 
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Il vero scopo delle arti marziali è in linea con la via del guerriero ed è quello di sconfiggere l'ego con tutte le sue illusioni allo scopo di vivere liberi ed evolvere in consapevolezza ed equilibrio. In questa ottica, l'avversario esterno è una proiezione insconscia delle nostre paure, rabbie, gelosie e di tutte le emozioni negative che continueranno a governarci se non saremo in grado di sconfiggerle attraverso il lavoro svolto su di noi.

Quando si subiscono aggressioni, siano esse verbali o puramente fisiche, bisogna chiedersi quali siano i pensieri che governavano la nostra mente fino a quel momento. Se si farà un'analisi corretta e cosciente dei propri processi di pensiero si scoprirà come, spesso, si erano prodotti fino a quel momento pensieri di rabbia o di paura nei confronti di se.

L'avversario, infatti, CI FA DA SPECCHIO. Quando si affronta un avversario durante la pratica di una disciplina marziale, non si deve mirare alla vittoria a tutti i costi. Bisogna solo essere coscienti dei sentimenti che si provano durante il combattimento al fine di sconfiggere quelli che non ci permettono di praticare in equilibrio e presenza mentale.

Bisognerebbe praticare avendo come scopo non la vittoria fisica sull'avversario (se c'è, ben venga!) ma soprattutto quella mentale sulle nostre emozioni negative! Questa, secondo me, è la via del guerriero. Questo l'approccio corretto alle arti marziali. La violenza è sintomo di paura e, in generale, di squilibrio interiore.

Molti sfogano nelle arti marziali le proprie emozioni negative senza essere consapevoli della pratica. Queste persone NON SONO PRESENTI AGLI ALLENAMENTI SE NON FISICAMENTE! Mentalmente non ci sono. Ovviamente si può praticare anche per puro divertimento o per il piacere di lottare e vincere il premio in palio o l'aggressore di turno. Questo approccio alle discipline marziali, però, non è consapevole e non condurrà quasi mai all'intraprendere la via del guerriero.

La via del guerriero è una via fatta di disciplina, di lavoro su di se attraverso la pratica delle arti marziali come mezzo per il raggiungimento dell'equilibrio interiore e del controllo sulle emozioni negative. Chi segue questa via adotterà un approccio Yang (maschile), in contrapposizione all'approccio Yin (femminile).

Proprio in ragione del diverso approccio che ci può essere alle discipline marziali esistono, ad esempio, degli stili di Tai chi che sono di tipo Yin o Yang a seconda se il loro scopo è il lavoro incentrato sul respiro e sulle forme (Yin) piuttosto che sul contatto fisico del combattimento vero e proprio (Yang).

Ognuno può scegliere la via a lui più consona e, all'interno della pratica delle arti marziali, la disciplina che più soddisferà le proprie attitudini naturali. L'importante è scegliere la via giusta e cambiarla se non in sintonia coi propri scopi e con le proprie attitudini. 

Vincenzo Bilotta

domenica 17 agosto 2014

Cos'è l'Amore?

Quello dell'Amore è un argomento inflazionato. Si sono scritti in proposito poemi, libri, consumati drammi in suo nome. Nonostante ciò, ecco un mio articolo sull'Amore. Esordisco con una domanda che è anche il titolo dell'articolo di oggi: Cos'è l'Amore? 

Cercherò di rispondervi esprimendo il mio punto di vista, nient'altro. Sicuramente, dove c'è l'Amore non può esserci la paura e viceversa. Amore e paura sono antitetici, destinati a non incontrarsi mai, proprio come il giorno e la notte, infatti, quando finisce uno comincia l'altro.
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Quando si ama ma si ha, al contempo, paura di perdere la persona amata, quello è un Amore mentale. L'Amore mentale è come un meccanismo automatico che prima o poi s'incepperà. Non si può amare con la testa, è impensabile. L'Amore di testa è egoico, costruito, pieno di aspettative, fragile come un cristallo.

Il vero Amore non può nascere dal calcolo o dal pensiero meccanico. Sarebbe un amore morto ancor prima di nascere. Il vero Amore nasce dal cuore in maniera spontanea, disinteressata, senza vincoli nè aspettative. Quando si ama DAVVERO non si possiede l'altro. L'Amore, infatti, non è proprietà.
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Amare significa lasciare l'altro libero di essere, accettandolo COSI' COM'E' senza pretendere il suo benchè minimo cambiamento. Se è vero Amore, deve cambiare IN MEGLIO le Vite delle persone che si sono incontrate per condividerlo, arricchendoli senza mai farli dipendere da esso.

Più si ama, meno si dev'essere legati. Amare non significa cercare il genitore che avremmo sempre voluto al nostro fianco. Il rapporto d'Amore dev'essere vissuto alla pari, da persone adulte e CONSAPEVOLI. Lo svezzamento non è Amore, la dipendenza nemmeno. Quello è altro, sicuramente non è Amore.
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Amando si cresce reciprocamente, dando senza aspettative. Non dev'essere una gara in cui vince chi ama di più. OGNUNO FA QUEL CHE PUO' NEL RISPETTO DEI BISOGNI DEL PARTNER. Quando non c'è uno scambio equilibrato che riesca ad alimentare e far crescere il rapporto, ci si dovrebbe separare senza gettarsi gratuitamente del fango addosso.

Impariamo a trarre insegnamento da ogni relazione conclusa invece di rivestire, a seconda dei casi, il ruolo di vittima o di carnefice. Viviamo la storia d'Amore, momento per momento, in maniera consapevole, spostandoci dalla testa al cuore.
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"Al cuor non si comanda", disse qualcuno una volta, alla mente sì. Perciò, ordinate oggi stesso alla vostra mente di zittirsi e lasciate che sia il vostro cuore a parlare.

Vincenzo Bilotta

domenica 10 agosto 2014

Cambiare conviene?

Spesso ci si trova in delle situazioni in cui ci si sta scomodi, stretti, proprio come si potrebbe stare indossando un paio di scarpe un paio di misure più piccole del dovuto. In questi casi il cambiamento sarebbe doveroso ma, spesso, si tende a lasciare le cose come stanno o, al massimo, a procrastinare eventuali cambi di rotta.

Perchè si tende a rimanere fermi anche laddove un cambiamento sarebbe non solo necessario ma apporterebbe notevoli vantaggi alle nostre Vite? Certo, ci sono situazioni che, anche volendo, non si possono cambiare, semplicemente POSSONO SOLO ESSERE ACCETTATE. Queste, però, sono situazioni che non dipendono direttamente dalla nostra volontà come la morte di un parente, l'improvviso licenziamento e così via. 

Come ho detto sopra, certe situazioni non dipendono direttamente dalla nostra volontà, anche se c'è lo zampino del nostro pensiero subconscio che collabora con la legge dell'attrazione. In tutti gli altri casi, cambiare si può. Non si deve, nessuno ci obbliga a farlo, possiamo sempre scegliere di rimanere vittime di noi stessi e del nostro modo di fare ed agire reiterato all'infinito.

Mille sono le scuse per non cambiare, poche quelle che ci permetterebbero di prendere la decisione giusta che potrebbe trasformare la nostra Vita in maniera definitiva dall'oggi al domani, così, in un batter d'occhio. Cosa ci frena, allontanandoci dal cambiamento? LA PAURA. Sempre lei, sempre presente! Paura di cosa, poi?
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Come in ogni scelta, anche quella che potrebbe portare al cambiamento viene da noi valutata, ci si chiede, cambiare conviene? Spesso si ha paura di cambiare perchè magari cambiando si potrebbero perdere certi vantaggi che, invece, si avevano col mantenimento della situazione antecedente il cambiamento. In particolare si ha paura di litigare col partner, di essere giudicati male dagli amici, di non essere capiti dai familiari... In poche parole, si ha paura di rimanere soli.

Se anche voi siete in procinto di cambiare qualcosa di più o meno importante nella vostra Vita, sapete benissimo i dubbi che sorgono, le perplessità, le indecisioni, le paure. La paura maggiore sarà quella di non essere accettati e di rimanere soli. Dopotutto, una volta effettuato il cambiamento si affermano doti caratteriali e di scelta che prima venivano tenute nascoste per piacere agli altri, per venire accettati dalla comunità di appartenenza.

Chiunque è padrone di cambiare la propria Vita o di lasciare tutto così com'è ricordando, però, qualora opti per la seconda scelta, che non sarà mai padrone delle proprie potenzialità e rimarrà schiavo del giudizio degli altri. QUANDO SI CAMBIA E' INEVITABILE VENIRE GIUDICATI IN MANIERA PIU' O MENO ASPRA. RICORDATE, PERO', CHE LA GENTE CHE TENDEVA A GIUDICARVI PRIMA DEL CAMBIAMENTO, LO FARA' ANCHE DOPO E COMUNQUE, A PRESCINDERE DALLA VOSTRA DECISIONE.

Quindi, FATE DELLA VOSTRA VITA QUELLO CHE VI PARE SENZA, OVVIAMENTE, ARRECARE DANNO A NESSUNO PERCHE' LA GENTE TENDERA' COMUNQUE A GIUDICARVI. Chi sono gli altri per giudicarci? Delle persone che, a loro volta, hanno subito dei giudizi in famiglia, a scuola, nell'ambiente lavorativo e, in generale, nella loro comunità di appartenenza.
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E' normale avere paura del cambiamento. Ciò è dovuto al servomeccanismo dentro la nostra testa, al secolo LA MENTE. La mente, infatti, teme ciò che non conosce e non ha avuto modo di sperimentare più volte. Essa, dopotutto, lavora in maniera associativa, paragonando situazioni nuove con altre simili già vissute. Qualora, però, la nuova situazione ha connotazioni mai riscontrate prima di quel momento, la mente va in tilt, blocca tutto, si spaventa, ci spaventa e addio cambiamento.

L'unico modo per conoscere gli effetti del cambiamento è SPERIMENTARLO. Solo dopo si potranno godere i vantaggi. Ricordate sempre: la paura è solo un fantasma inconsistente messo in gioco dalla mente al fine di proteggerci da situazioni sconosciute. Non lottate contro la mente, non prendete questa reazione come un limite. Accettate la sua finalità di sopravvivenza. Valutatene i pro e i contro, dopo AGITE IN DIREZIONE DELLA META CHE INTENDETE RAGGIUNGERE.

Ogni trasformazione è frutto della nostra volontà di cambiare. Siamo noi i timonieri al comando della nave chiamata VITA. Sempre noi scegliamo se naufragare nelle tempeste mentali o dirigerci verso il porto sicuro del nostro cuore lasciandoci guidare dalla bussola della nostra Anima. 

Lasciatevi guidare dal vostro cuore, non permettete alla mente di fermarvi, andate oltre. Nel cuore si trova la chiave in grado di aprire il lucchetto della nostra mente. Non permettete alla paura di fermarvi, trasformatela in AMORE e liberatevi dall'incantesimo del pensiero reiterato all'infinito. Ricordate, dai vecchi pensieri non può nascere nulla di nuovo. Solo un pensiero diverso, fra i circa 60000 che affollano quotidianamente la nostra mente, può fare la differenza. Focalizzatevi su quello e vivete da persone libere!

Vincenzo Bilotta


domenica 3 agosto 2014

Cos'è meglio per noi oggi?

Tutti , spesso, abbiamo la tendenza a lamentarci per il fatto di non essere stati capaci, in passato, di fare la cosa giusta al momento giusto. Ciò ingenera un sentimento di frustrazione, misto ad un senso di colpa, in chi pensa di non aver fatto la scelta giusta quando ne ha avuto la possibilità. Chi ha detto che la scelta fatta in quel preciso istante della nostra Vita sia stata sbagliata?

Io credo ciò sia solo un luogo comune atto ad ingenerare una sensazione di mancata realizzazione mista a fallimento in chi pensa questo. Secondo me, NELLA VITA TUTTO HA UNO SCOPO E TUTTI GLI ACCADIMENTI SONO PERFETTI PER COME SI REALIZZANO. Ogni nostra azione posta in essere in un determinato momento della nostra Vita, rappresenta il meglio per noi.

In quel lasso spazio-temporale, infatti, noi abbiamo pensato, progettato ed agito in base a CIO' CHE RITENEVAMO GIUSTO E PERFETTO AI FINI DELLA NOSTRA EVOLUZIONE PERSONALE. Ovviamente, man mano che andremo evolvendo, saremo liberi di scegliere diversamente in base al NUOVO SENTIRE che si andrà sviluppando in noi assieme alla nostra crescita psichica, fisica e spirituale.
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Per non sentirsi più in colpa a causa delle presunte scelte sbagliate fatte in passato, occorre semplicemente cambiare la nostra percezione degli accadimenti, smettendola di sentirci in colpa o inadeguati e decidendo, piuttosto, di vederli come degli insegnamenti da serbare per acquisire maggiore esperienza quando si tratterà di dover decidere di scegliere nuovamente in futuro.

SOLO SMETTENDO DI GIUDICARCI INADEGUATI RISPETTO AD UNA SCELTA FATTA IN PASSATO, POTREMO ACCEDERE AL NOSTRO LIBERO ARBITRIO CHE CI DARA' LA POSSIBILITA' DI POTER TRASFORMARE IN MEGLIO, IN OGNI MOMENTO, LA NOSTRA VITA.

E poi il passato è PASSATO. Guardiamo indietro solo per imparare dalle scelte fatte, non più per provare rimorsi o rimpianti per le decisioni mai prese. Probabilmente non era ancora il momento. Dopotutto la Vita esiste solo se si è presenti nel QUI E ORA. Non esiste altro momento per vivere se non L'ADESSO.

Tutto il resto è un sogno ad occhi aperti del quale solo la nostra mente ha il controllo. Impariamo a celebrare il momento, vivendo ed onorando L'ETERNO ISTANTE. Solo così avremo l'opportunità di poter vivere in maniera piena e completa la nostra Vita e realizzare al massimo il nostro potenziale animico.

Vincenzo Bilotta

domenica 27 luglio 2014

Alleanza vincente

Vi siete mai chiesti chi è il vostro peggior nemico o, meglio, chi vi inimicate spesso, senza volerlo e perchè inconsapevoli? Un aiutino? LA MENTE! Tutti abbiamo una mente, pochi di noi sanno utilizzarla a proprio vantaggio rendendosi, proprio per questo, vittime di un sistema di associazioni e automatismi che, spesso, possono risultare letali e autodistruttivi.

Poiché il mio scopo è quello di parlare di lavoro su di se e presenza mentale, non poteva mancare un articolo a tema. Questo è proprio azzeccato, anche il titolo: "Alleanza vincente". Solo alleandosi con la propria mente si potranno ottenere delle trasformazioni e dei risultati nella propria Vita a dir poco brillanti che riusciranno a farci raggiungere tutti i nostri traguardi, realizzando i nostri sogni.

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Ovviamente sembra più facile a dirsi che a farsi. Dopotutto, chi non ha mai provato a saldare i conti con la propria mente? Quanti, dopo averlo fatto, possono affermare di esserne usciti vittoriosi? Pochi, davvero pochi! Ciò perchè non basta volersi alleare con la mente per ottenerlo, tutt'altro. Per imparare a padroneggiare la propria mente, bisogna prima imparare a conoscerla, altrimenti non si potrà mai giocare ad armi pari.

Possiamo paragonare la nostra mente ad un registratore. Nel corso delle esperienze fatte durante la nostra Vita attraverso il processo educativo, le interazioni con gli amici, i parenti e, in generale, le persone che incontriamo durante il nostro percorso in questa realtà spaziotemporale, ci formiamo una nostra concezione di realtà, di Vita e una nostra idea su cosa sia importante per noi. 
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Spesso, però, succede che le idee che ci formiamo sulla realtà sono solo frutto dei processi di assimilazione mentale degli eventi. Il risultato sarà che, se avremo avuto un'infanzia felice, avremo delle solide basi sulle quali costruire i nostri rapporti anche in età adulta. Lo stesso non si potrà dire nel caso in cui si sono vissute esperienze traumatiche o, in generale, poco felici.

In questo secondo caso, si avranno difficoltà a relazionarsi al meglio con gli altri e a realizzare i propri sogni in età adulta. Ma perchè accade tutto ciò? Il motivo per cui si vivono delle difficoltà, si hanno delle fobie, non si riesce a rendere esprimendo il massimo delle proprie potenzialità, è dato dal fatto che la mente ha registrato tutte le nostre esperienze sin dalla primissima infanzia e tende a basare la realtà futura attingendo da esse.
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Come molti di voi già sanno, noi abbiamo controllo solo sulla nostra mente conscia e solo per il 5% mentre il resto, il 95%, è governato dalla mente subconscia. In poche parole, ci sembra di avere il controllo sulla realtà, ma è solo un'illusione! In qualsiasi momento, il programma di base può essere sabotato dal subconscio.

Infatti, la mente, attraverso l'esperimento dei nostri vari vissuti, sa già come comportarsi quando si vivono situazioni simili a quelle che sono già accadute in passato e che lei ha registrato nel suo archivio. Ecco spiegato perchè la maggior parte delle persone tende a reagire più che ad agire. Sono automatismi frutto della ripetizione costante nel tempo, null'altro!
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Quando si perde il controllo di se e ci si lascia sopraffare dagli eventi, tutto ciò è dovuto al fatto che, in quel contesto, ha preso il controllo il subconscio. Esso sa cosa fare per noi. Ciò accade perchè noi, in quel momento, NON SIAMO PRESENTI, SIAMO COMPLETAMENTE ADDORMENTATI E DOMINATI DAGLI AUTOMATISMI DEL SUBCONSCIO.

I risultati, ovviamente, sarebbero stati diversi qualora fossimo riusciti a permanere in uno stato di PRESENZA MENTALE TOTALE. In questi casi a nulla servirà arrabbiarsi prendendosela con le proprie abitudini o, peggio, rassegnandosi al dominio del subconscio. Una cosa giusta da fare sarebbe, piuttosto, ALLEARSI CON LA PROPRIA MENTE.
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Per allearsi con la propria mente, occorre imparare a conoscerla. Per far ciò, occorre osservarsi, smettendola di giudicare i propri comportamenti. Per lavorare sui processi subconsci, esistono diversi sistemi, tutti parimenti efficaci. Spetterà a voi sperimentare il sistema più efficace fra i tanti esistenti.

Secondo me, il metodo più efficace in assoluto è quello volto alla conoscenza di se. Bisogna imparare a vedere la propria Vita sotto un'altra luce, un pò come si farebbe se si osservasse la Vita di un'altra persona. Per cambiare occorre dissociarsi da se per poter esaminare in maniera efficace i propri automatismi senza incorrere, per ciò stesso, nelle reazioni automatiche del subconscio.


Solo dopo aver conosciuto la mente si potrà stringere un'alleanza con essa e utilizzarla invece di continuare ad esserne utilizzati! Esercitiamoci nella PRESENZA MENTALE, osserviamoci in tutti i contesti della Vita quotidiana, percependo le nostre reazioni a persone, eventi ed interazioni senza, per questo, perdere mai il controllo su di noi.

La mente è come una moto potente: SOLO SE LA SI SA GUIDARE CI SI DIVERTE. IN TUTTI GLI ALTRI CASI SI RISCHIA SOLO DI ARRECARE DANNI A SE STESSI E AGLI ALTRI. Impariamo ad utilizzare questo mezzo potentissimo, mettendolo al nostro servizio e capendo, al contempo, quando dobbiamo spegnerlo per lasciare spazio al cuore. In breve potremo siglare l'alleanza più importante della nostra Vita: quella con la nostra mente.

Vincenzo Bilotta

domenica 20 luglio 2014

Le dipendenze

                 "O sei padrone di te stesso, o diventi schiavo degli altri." (Vincenzo Bilotta)

Tutti noi sappiamo cos'è una dipendenza. Teoricamente crediamo di essere liberi ma, in pratica, la maggior parte di noi ne ha qualcuna dalla quale non riesce a liberarsene. Fin da quando nasciamo, cominciamo a dipendere dai genitori. Questo, tuttavia, è un tipo di dipendenza positivo ai fini della nostra sopravvivenza in quanto siamo in balia degli altri perchè troppo piccoli per potere provvedere ai nostri bisogni.

Il problema sorge quando, man mano che si cresce, si continua a creare una situazione di dipendenza da cose, persone, sostanze od eventi. In pratica, senza accorgercene (a meno che non si stia lavorando su di se) si cerca sempre un sostituto dei genitori, un qualcosa che CI RENDA SCHIAVI DEGLI ALTRI.
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Sembrerà strano ma, anche se in teoria tutti sono pronti a giurare di volersi liberare dal cordone ombelicale materno, pochi in realtà all'atto pratico fanno qualcosa per disfarsi da questi legami. Ci sarà chi andrà a vivere da solo, chi si sposerà giovane, tutto pur di allontanarsi dalla famiglia di origine e cercare di crearsi una situazione che lo faccia credere adulto ed autonomo.

Ma, in realtà, non romperà mai i legami perchè non è attraverso la fuga che si ottiene la libertà. Così accadrà che si troveranno partner simili per caratteristiche ai nostri genitori, situazioni che ci renderanno più dipendenti di prima o, spesso, si ricorrerà, qualora si decida di restare da soli, a dei palliativi quali alcool, droghe, sport estremi, prostitute e, in generale, tutto ciò che possa stordire i nostri sensi facendoci credere, almeno per un istante, di essere liberi e felici.
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Nel frattempo, però, il cordone ombelicale rimarrà sempre attaccato a qualcuno/qualcosa. E' quasi uno stato di necessità quello di dipendere dagli altri, di volersi assoggettare al volere altrui, una visione distorta del concetto di libertà. 

Essere liberi significa non dipendere da nessuno, vivere felici anche e soprattutto da soli, cosa che pochi riescono a fare, ciò perchè non credono in se stessi e non sono riusciti a liberarsi dalle grinfie dei loro genitori, partner, amici, datori di lavoro e chi più ne ha, più ne metta.
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Per diventare adulti occorre recidere il cordone ombelicale che ci tiene legati alla famiglia di origine e lasciare che si essicchi senza più tentare di attaccarlo a qualche altra situazione, persona o sostanza. Il cordone ombelicale serve a nutrirci ma fino ad una certa età. Dopo ci avvelena. Avvelena i nostri rapporti sociali, la nostra carriera, sabota le nostre potenzialità e le nostre relazioni sentimentali.

Tutto ciò avviene perchè non si possono vivere delle storie d'amore, dei rapporti lavorativi o praticare degli sport dipendendone. Nessuna di queste situazioni potrebbe protrarsi a lungo in quanto sarebbe alimentata dalle nostre aspettative, non dalla nostra maturità. Bisogna essere maturi per vivere le situazioni della nostra Vita senza dipenderne.
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Quando non si è maturi si rischia di sabotare qualsiasi cosa si provi a costruire, ciò perchè si farà tutto con troppa tensione, troppe aspettative. La Vita e i suoi accadimenti sono un fluire. Per poter fluire, occorre essere liberi e senza legami. Solo trovando una propria centratura attraverso l'apertura del cuore si potrà vivere liberi da ogni forma di dipendenza ed essere felici.

Solo chi ha aperto il proprio cuore alla Vita può permettersi di definirsi LIBERO E INDIPENDENTE. Tutti gli altri rimarranno schiavi di qualcuno/qualcosa a livelli differenti. FACCIAMO SENZA DIPENDERE, AMIAMO SENZA LEGARCI NE' POSSEDERE, LAVORIAMO PER IL PIACERE DI CREARE E NON PER SENTIRCI UTILI IN QUANTO NON SIAMO MACCHINE MA ESSERI UMANI.
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Questa è la vera Vita, libera da cose, persone, eventi. Gustiamoci la compagnia di noi stessi, smettiamo di subire gli altri solo per paura di restare soli perchè è proprio quando si rimane da soli che si può lavorare su di se. Smettetela di aver paura della solitudine, altrimenti ciò vorrà dire che la state subendo o che avete paura di dedicarvi al lavoro personale. 

Per lavorare su di se bisogna essere liberi e indipendenti. Il giaguaro è un animale solitario, la pecora, invece, fa sempre gruppo, ci avete mai riflettuto? Vi auguro di essere dei giaguari, MAI pecore!

Vincenzo Bilotta